Da qualche tempo al nido si può trovare una nuova esperienza: la stanza della sabbia.

All’inizio le mani si avvicinano con cautela ai materiali presenti. Poi, al primo contatto con la sabbia fine, l’attenzione si raccoglie e il tempo sembra rallentare: rimane il piacere profondo della sensazione, dei granelli che scorrono tra le dita e invitano a restare.

Il bambino entra progressivamente in uno stato di concentrazione naturale, fatto di gesti ripetuti, continui, mai affrettati. Il corpo si muove, prima lentamente poi con maggiore sicurezza, in una relazione viva con gli oggetti e con lo spazio, senza l’urgenza di arrivare a un risultato.

La sabbia cade, si sparge, cambia forma: non c’è nulla da correggere. L’esperienza non è orientata alla produzione, ma alla scoperta, al processo che si sviluppa e si trasforma nel tempo. Anche i piedi, vi affondano, ampliando la percezione e sostenendo il piacere di esplorare.

Tazze e contenitori vengono riempiti e svuotati più volte, i cucchiai e i macinacaffè producono suoni che accompagnano l’azione, senza interromperla. Il fare diventa continuo, fluido, profondamente coinvolgente.

L’adulto è una presenza discreta e attenta: non dirige, non anticipa, non interviene, se non per garantire sicurezza e tutela. In questo spazio protetto, il bambino può restare nell’esperienza, coltivando attenzione, piacere e fiducia nelle proprie possibilità.

Questa proposta prende spunto dal lavoro di Ute Strub. Pur non essendo un’attività montessoriana in senso stretto, il laboratorio si integra pienamente all’interno della proposta Montessori della scuola, condividendone i valori fondamentali: rispetto dei tempi individuali, centralità dell’esperienza concreta, cura dell’ambiente e ruolo dell’adulto come osservatore attento e discreto.

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